ANNO 10 n° 20
''Aumenti facili in busta paga''.
Alla Talete scoppia un altro caso
Intanto Bossola rivela: ''Non ci sono le condizioni per ottenere finanziamenti''. Entro il 30 novembre i sindaci devono decidere se ricapitalizzare
19/10/2019 - 07:24

VITERBO - Altro che presunta parentopoli. Il nuovo caso che in queste ore vede sotto i riflettori ancora la Talete rischia addirittura di oscurare quello delle ''assunzioni clientelari targate Pd'' - Contardo dixit - che tanto scalpore ha suscitato nei giorni scorsi.

Si parla stavolta di svariati episodi avvenuti in passato in cui dipendenti della società di via Romiti avrebbero ottenuto aumenti in busta paga senza passare attraverso le tradizionali forme di contrattazione sindacale, ma invece in via diretta e arbitraria attraverso lettere firmate da chi ha ricoperto posizioni apicali o, addirittura, da altri dipendenti. Episodi sui quali, si è appreso, sono in corso verifiche interne che dovrebbe chiudersi nel giro di un paio di settimane. La domanda che ora sorge spontanea è la seguente: come per le sei assunzioni tanto contestate, esistono o no anche stavolta legami tra i beneficiari di questi trattamenti ed esponenti politici?

E' emerso tutto ieri mattina durante l’attesa seduta della quinta commissione, alla quale era invitato a parlare il nuovo presidente della Talete Andrea Bossola. Assente invece il numero uno dell'Ato e della Provincia Pietro Nocchi, impegnato nelle stesse ore a Palazzo Gentili in un Consiglio. Tanti gli argomenti sul tavolo: dalla richiesta ai soci di ricapitalizzare Talete con 40 milioni di euro al fantomatico piano di salvataggio da 35 milioni che doveva essere finanziato con l’aumento delle bollette, fino alle polemiche per le assunzioni fatte questa estate, mentre l'azienda non riusciva neanche a pagare gli stipendi.

''Sono qui solo per parlare di verità'', ha esordito Bossola. Che alle domande dei consiglieri sul piano di ristrutturazione ha risposto: ''Nello stato in cui si trova la società non ci sono le condizioni per ottenere un prestito da parte di Arera''. Un quadro che smonterebbe le ragioni di centrodestra e sinistra che a febbraio avallarono insieme a Palazzo dei Priori la decisione di incrementare la tariffa.

Capitolo conti: Bossola ha riferito di tenere sotto controllo giorno per giorno l'andamento dei debiti. ''Il giorno in cui questi dovessero superare anche di un solo euro la soglia dei 30 milioni, sono pronto a portare i libri della società in tribunale''. Una Cinquecento ammaccata senza benzina: questa l’immagine che è stata evocata per fotografare lo stato in cui versa la Talete. ''Per questo – ha aggiunto il presidente – la ricapitalizzazione da parte dei soci è l'unica soluzione per andare avanti''. Servono quaranta milioni di euro. L’unico dubbio riguarda come reperirli: bisognerà ricorrere all’apporto dei privati? Ai sindaci dell’Ato l'ardua sentenza. Bossola intanto ha fissato una data: il 30 novembre. ''Dopo di che - ha assicurato - sono pronto a dare le dimissioni insieme a tutto il cda''.

Chiara la sua posizione anche sulla presunta parentopoli: i sei contratti non saranno rinnovati quando arriverà il giorno della loro scadenza. Bossola non era ancora presidente quando fu deciso di fare nuove assunzioni. Ma ha spiegato che è stato fatto tutto nel rispetto delle regole.

Infine, durante il dibattito in commissione sono stati presentati documenti reperibili sul sito della società che documenterebbero aumenti in busta paga a vantaggio di alcuni dipendenti senza motivazioni apparenti e, ancor peggio, applicati senza il rispetto delle tradizionali procedure sindacali. Tutto questo mentre i conti della Talete andavano sempre più in rosso. Episodi che sarebbero avvenuti in passato, come già detto, e sui quali sono in corso verifiche interne. Se i sospetti trovassero conferma nei fatti, questi aumenti - è stato annunciato - saranno immediatamente revocati.






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