ANNO 8 n° 267
Lettera 22
“Cappuccetto rosa”
di Giuseppina Palozzi
23/02/2018 - 01:58

di Giuseppina Palozzi, psicologa e psicoterapeuta

VITERBO - Saturata da notizie di persone-che accusano persone-che corrompono persone, mi imbatto in una che cattura la mia attenzione.

Con entusiasmo si parla di un’associazione che, testuali parole, “sbarca in Italia e aiuta le donne a trovare lavoro”. Senza entrare nel merito, il nome ne evoca la mission: curare aspetti quali vestiario e strategie di comportamento per affrontare un colloquio di lavoro, sottintendendo che questi siano gli aspetti su cui puntare per avere successo.

Al di là della battuta facile e ben piazzata su quali sbarchi siano più pericolosi, mi chiedo come mai pensiamo ci serva un “ricettario della Donna” per mettere in forno una carriera. E soprattutto come mai pensiamo che per noi donne siano quelli gli unici punti su cui contare.

Esiste un confine sottile, confuso, labile tra parità e uguaglianza. Banalmente la parità prevede la stessa possibilità di accesso alle opportunità lavorative; l’uguaglianza suona più come una pretesa.

La pretesa, paradossalmente, di essere considerate uguali tra noi, uguali agli uomini.

Tutti uguali. Come fosse un bene.

Senza renderci conto, però, che proprio annullando le diversità ci invalidiamo.

Mi viene in mente l’immagine degli autobus urbani, quelli arancioni. Quelli che quando sali e cerchi per sederti, il posto finestrino è riservato agli anziani invalidi di guerra. Una volta, da studentessa, sentì una signora dire “poverini! da soli sennò non ce la fanno mica”.

Quindi pensiamo forse, noi donne, di non farcela? Beh, perché ciò che passa ora sembra proprio questo, paradossalmente.

Da mesi ormai ascoltiamo dichiarazioni e interviste che narrano la donna come Cappuccetto Rosso, vittima del lupo.

Non sarebbe molto più utile raccontare di donne, grandi, e non necessariamente perché conosciute, che hanno (avuto) la forza di impegnarsi, reagire, muoversi?

Pretendendo posti riservati o demonizzando il fiocco blu, non stiamo forse contribuendo anche noi all’immagine impotente e indifesa riprodotta attualmente dai media?

Allora forse vale la pena pensare a tutte quelle donne che hanno denunciato, che hanno studiato, che hanno reagito, che hanno detto no, che hanno fatto rete, che si sono formate, che hanno apprezzato e utilizzato le proprie risorse e non hanno chiuso all’Altro.

Quelle che non hanno mai smesso di provarci.

Parafrasando Chesterton, non ci serve sapere che esistono i lupi ma che Cappuccetto Rosso li può sconfiggere.






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