ANNO 9 n° 345
Il ricordo Viterbese, un campionato da vincere per Andrea
di Maurizio Donsanti
22/02/2016 - 14:47

di Maurizio Donsanti *

Aveva il mare negli occhi, Andrea di Palermo. E quel sorriso stupito che possiedono le persone buone. Riusciva a fermare il tempo, con la sua macchina fotografica. Catturava l’istante, raccontandone la bellezza.

Spuntò per caso, un giorno di tanti anni fa, nel ritiro della Viterbese a Canepina. Mi chiese se poteva fare le foto, la sua passione. Gli dissi di si e diventammo amici. Entrò a far parte di quella banda di strada che fu la ''mia'' Viterbese. Perché quella Viterbese, stracciona e fallita, era molto di più di una semplice squadra di calcio. Diventò un gruppo di amici che riuscì a condividere le emozioni di una intera città, che in quel gruppo vedeva riflessi i propri sogni. Era solo un’illusione, certo. Ma andava la pena di essere vissuta.

E Andrea riuscì con i suoi scatti, a raccontare tutto. Non aveva l’automobile, così a turno lo caricavamo sulle nostre. Finché decisi che poteva venire sul pullman della squadra. Quando glielo dissi, mi abbracciò.

Accendeva la sua immancabile sigaretta, scambiava battute con l’indimenticato Rocca e fotografava Caianello, che si metteva in posa. Un compagno di viaggio silenzioso Andrea, le parole dette al momento giusto. Quella Viterbese è stata anche la sua. Eravamo falliti, ma decidemmo di continuare il nostro viaggio lo stesso. Per la Storia della Viterbese e per i suoi tifosi.

In una mattina grigia di marzo, quando tutto sembrava perduto, Andrea mi si avvicinò e mi disse di continuare, di andare avanti: ''Tanto - mi disse  -tu sei abbastanza pazzo per farlo''. Lo guardai e lui sorrise. Entrai insieme nello spogliatoio, la squadra al completo. Max farris, Patrizio Fimiani, Francesco Cusi, Alessandro Ursini, Paolo Garzia e tutti gli altri, mi guardarono stupiti. Ci abbracciammo con gli occhi e decidemmo di continuare l’avventura. E Andrea ci scattò una foto.

Quando quella squadra arrivò ai play off, lo stadio si riempì di gioia, di sciarpe e di bandiere. Una folla incredibile. Eravamo riusciti a sopravvivere grazie alle collette dei tifosi, e noi dovevamo ripagarli regalando loro emozioni. Io e Andrea uscimmo dal tunnel e non credevamo ai nostri occhi. Cominciò a fermare l’attimo con la sua macchina fotografica. E oggi, di quelle sere di maggio, è tutto quello che resta.

Poi raccontò il trionfo della Viterbese in Eccellenza, con i Camilli al comando della società trasferita da Grotte di Castro. Cominciò a raccontare una Storia nuova, una nuova primavera.

Per questo la Viterbese deve vincere questo campionato. Anche per Andrea di Palermo.

E per tutti gli altri che insieme a lui, dal cielo, continueranno ad abbracciarsi e a gioire per la Viterbese.

* (già direttore generale e vicepresidente della As Viterbese)

I funerali di Andrea Di Palermo si svolgeranno domani, martedì, alle ore 10.30 alla chiesa di Santa Maria a Vasanello.






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