ANNO 9 n° 84
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L'esperienza
di don Maurizio
di Beatrice Manocchio
11/12/2016 - 02:01

 di Beatrice Manocchio

Don Maurizio è un parroco di Civita Castellana proveniente da Mazzano Romano. Il suo carattere e il suo impegno hanno portato molti cambiamenti nella nostra comunità e così lo abbiamo contattato per saperne di più e soprattutto per farci svelare il suo segreto.

Caro Don Maurizio, ci parli della sua esperienza a Civita Castellana

Sono arrivato a Civita Castellana dopo 13 anni di sacerdozio e l'esperienza di due comunità parrocchiali, quella di Sacrofano come viceparroco per 6 anni e quella di Bassano Romano come parroco per 7 anni. L'esperienza di Civita Castellana, che è una cittadina molto più grande rispetto ai paesi in cui ho vissuto, richiede una fatica maggiore proprio a causa della difficoltà di arrivare a una conoscenza di tutti dovuta anche alla frammentazione delle forze nelle varie comunità parrocchiali. Negli altri casi, per esempio, c'era un paese, una parrocchia, una scuola, una comunità; qui c'è una cittadina, cinque parrocchie, varie scuole e di conseguenza varie comunità. A questo non mi sono ancora abituato, ma d'altra parte una cittadina più grande offre l'apertura a nuove possibilità e permette di lavorare con un numero maggiore di persone e di esperienze, e di questo sono molto contento.

In questi anni quali innovazioni hai portato all'interno della chiesa?

Ho cercato di mantenere tutte le cose belle che ho trovato e di dare un nuovo stile al Grest e ai Campi Scuola estivi. Poi in questi anni la Diocesi ha chiesto a tutte le parrocchie di rinnovare la catechesi e noi stiamo cercando di organizzarci. La novità più grande è lo spostamento dell'età della Cresima, dalla seconda media al secondo superiore. La Comunione invece è stata spostata alla quinta elementare e questi tre anni di buco che noi chiamiamo anni post-comunione sono una sorta di attività oratoriali non legate al dover ricevere i Sacramenti ma semplicemente mosse dallo stare insieme in parrocchia. In terza media si ricomincia poi la catechesi in preparazione alla Cresima. Una bella sfida ma per ora sta funzionando!

Molti giovani sono entrati o rimasti vicino alla chiesa, qual è il segreto di questo successo?

Un'altra novità, ma non parlerei di successo, è la nascita del Gruppo Giovani che abbiamo chiamato To Be Young, ragazzi e ragazze che hanno già fatto la Cresima e hanno iniziato le superiori. Bello è vedere che i ragazzi rimangono volentieri nell'ambiente della parrocchia. In questi ultimi quattro anni il gruppo è cresciuto e sono cresciuti anche i ragazzi; si è creata così anche una discreta differenza di età, tanto che quest'anno il gruppo dei più grandi in età universitaria comincia ad animare il gruppo di liceali. Più che di successo parlerei di soddisfazione per essere riusciti a lasciare ai ragazzi la sensazione che tra i tanti contesti che occupano la loro crescita ci può essere spazio anche per la Parrochia.

Cosa direbbe ai bambini del catechismo che entrano per la prima volta a contatto con la chiesa?

Direi che siamo felici di accoglierli e di accompagnarli con la speranza di riuscire a comunicare loro non tanto i concetti e le dottrine, che pur servono e vanno dati, ma uno e un clima di comunità. La sfida è sempre quella: aiutarli a scoprire che essere amici di Dio non è una fregatura ma può essere la svolta per una vita felice.

Quali sono i progetti futuri sia per i bambini, per i ragazzi e per gli adulti?

I progetti futuri, sempre secondo le indicazioni e l'aiuto che ci propone la Diocesi, sono quelli della formazione soprattutto per i più grandi e dell'agregazione sana per i più piccoli. L'obiettivo per tutti è quello di creare in parrocchia un ambiente fraterno e accogliente.







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