ANNO 10 n° 24
Lettera 22
''I sommersi e i salvati''
di Pina Palozzi
15/11/2019 - 06:47

di Giuseppina Palozzi, psicologa e psicoterapeuta

La clessidra nasconde un desiderio semplice, che ci appartiene: custodire granelli di momenti e deciderne noi la scansione.

Ma il tempo non si addomestica.

Te ne accorgi quando quel bimbo, che con le scarpette non arrivava nemmeno alla fine del sedile della tua auto, soffia sul 12.

Te ne accorgi quando i giorni insieme volano.

Te ne accorgi quando le clip di quella tutina morbida celeste già non fanno più clap!.

E allora ti senti Mercurio che eclissa il sole: un piccolo neo.

E ti chiedi, come posso io prendermi cura del futuro se navigo ogni giorno in queste acque gelide, torbide e minacciose?

Acque che ribaltano lo stomaco, che fanno danni, che sommergono il bene (in ogni significato) di ognuno di noi.

Acque alla gola, come un coltello, ci fanno sentire impotenti, come sotto sequestro ad un concerto.

E allora ti viene voglia di arrenderti e firmare il tuo di armistizio.

Poi però penso alle parole di Primo Levi, “non siamo ancora bestie,non lo saremo finchè cercheremo di resistere.”

Penso ad una famiglia che lotta per un processo ancora ostacolato.

Penso a 5 mila ombrelli aperti in piazza che fanno da scorta, a dire che le tempeste si possono affrontare.

Penso che, come per Altan, tutte le sbarre del mondo non riescono ad impedire il pensiero.

Allora forse vale la pena mollare, nel senso di salpare e navigarle queste acque.

E vedere che succede.

E vedere cosa c’è in quell’orizzonte.

Usandolo il tempo.

Praticando “atti di gentilezza a casaccio”.

E perseverando nell’insegnare a tutti i bimbi a nuotare.




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