ANNO 9 n° 289
Lettera 22
''bella Stro…mboli''
di Pina Palozzi
05/07/2019 - 03:33

a cura di Giuseppina Palozzi, psicologa e psicoterapeuta 

Si è fermato tutto.

Instagram e Facebook, che in questi giorni più che mai hanno veicolato infamie (e non solo cialtronerie) non permettono di caricare nulla.

Penso all’energia che invece si carica eccome, sommersa, invisibile, per poi esplodere, incurante della bellezza che sporca.

C’è poi la carica innaturale, quella piazzata apposta per far crollare.

Un ponte sparisce e sembra un’onda; si, uno di quei cavalloni dai quali ti aspetti spuntare da un momento all’altro un surfista biondo. 

A volte ci avviciniamo alle cose con la paura di guardarci dentro e vederle davvero, tanto che sembra un mare di schiuma quella grandine che, non solo proverbialmente, ha fatto danni in Messico.

È così suggestiva che ci distoglie dal pensare cosa significhi, dal pensare che il clima sta cambiando; che tutto si sta surriscaldando.

E che si parli della Terra o dei Terrestri, viene da chiedersi quanto tempo ci vorrà prima della nostra di Pompei.

…quella che non ci permetterà di riavvolgere la cassetta come abbiamo fatto in quarant’anni di Walkman.

Ma non è forse il rewind la cosa più pericolosa?

Tornare alle retate nei bar in cerca di gay.

Tornare a credere che aiutare l’Altro significhi “non amare l’Italia”.

Beh, quantomeno regredire lo è.

Il disegno di un bambino e la sua manipolazione confondendo la verità: ci sta accadendo questo.

Per mare o per guerra.

Allora penso che oggi ciò che è autentico e prezioso sia come quel negozio di antiquariato che “non puoi cercare in via del corso”. 

Fuori dal clamore.

Un direttore d’orchestra che saluta discreto.

Un’associazione umanitaria che si festeggia i suoi 25 anni non ritirandosi mai.

 

Mi hanno raccontato di una bambina che con una poesia riuscì ad aiutare chi, in quel mare d’acqua piovuta su Salerno negli anni Cinquanta, ci stava annegando.

E mi chiedo se non sia di questo che abbiamo bisogno. 

L’esplosione assordante di chi silenziosamente fa,

tenacemente continua

e umanamente (ci) salva.




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