ANNO 9 n° 315
Lettera 22
''Spoiler: Joker è il fratello di Batman''
di Pina Palozzi
18/10/2019 - 00:53

a cura di Giuseppina Palozzi, psicologa e psicoterapeuta

La cosa peggiore della malattia mentale è che tutti si aspettano che tu ti comporti come se non l’avessi.

Appunti di un clown che annota su un quaderno a righe materiale per far ridere.

Il disagio che si prova dopo una freddura, quando cala il silenzio e vorresti scomparire.

Quante volte chiudiamo gli occhi?

Ci facciamo scivolare davanti storie senza vederle realmente e senza chiederci chi ci sia davvero dietro quel sorriso.

In un esercito di sorrisi, che ogni giorno ci sentiamo costretti ad ostentare, come fosse un gesto comandato e non trasgredibile.

E allora che differenza c’è tra il cerone e la maschera?

Avremmo bisogno di supereroi che sorvegliano l’oscurità se fossimo noi a portarci una torcia?

E quanto deleghiamo poi a quell’uomo solo e senza colori?

Ogni volta che alla vista di un corpo sul fondale ci sarà qualcuno che continuerà ad avere il coraggio di inveire contro chi l’ha soccorso, avremmo tolto il terapista a Joker.

Ogni volta che non ci esprimeremo sulle sassate a morte contro una donna che combatteva per la pace, avremmo deriso e picchiato Joker.

E con quale pretesa allora chiediamo ad un bambino orfano di chiudersi dentro un’armatura nera e dedicare la sua vita a difendere la città che noi stessi abbiamo stravolto?

Una metafora, si.

Non viviamo a Gotham. Non viviamo in Siria. Non ci giochiamo la vita su un gommone.

Ma siamo davvero convinti che non ci riguardi?

Siamo davvero convinti che al di la dei fatti di cronaca, non ci sia, nei nostri giorni, magari anche sempre tutti uguali, qualcuno che non vediamo?

Un dolore celato dietro il sorriso che tutti si aspettano,

per qualcosa che è stato o per qualcosa che doveva essere ma è stato perso.

Siamo davvero convinti di fare tutto ciò che ci è possibile ogni volta che appena svegli indossiamo il nostro costume?

Ho letto un libro di poesie.

Riflessioni ed emozioni, consumati come le caramelle di quei sacchetti che non sai mai quale ti capita.

Ed ho pensato a quanto lo spreco di cibo si sposi con lo spreco di umanità.

…’ché quella potrebbe nutrirci tutti, come una grande padella di Jambalaya.

Ma mi chiedo quanti interventi all’avanguardia mondiale al Rizzoli di Bologna richieda tutto questo.




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