ANNO 9 n° 232
Lettera 22
''perfetti sconosciuti''
di Pina Palozzi
07/06/2019 - 02:28

a cura di Giuseppina Palozzi, psicologa e psicoterapeuta

La prima volta che assaggio qualcosa esprimo sempre un desiderio.

Si, lo so che è un giochino che ti fanno da bambina, tipo quello del naso rubato, solo farti mangiare quelle robe con tante vitamine.

Fatto sta che ancora detesto i broccoli, ma ho iniziato a dedicare i desideri alle cose buone.

Quelle che proprio non vedi l’ora di mangiare.

Quelle che aspetti sempre qualche secondo per gustartele.

Succedeva sempre così, pure per la fine della scuola.

La aspettavo e desideravo così tanto che quei pochi giorni che mancavano avrei voluto sempre farli scorrere lentamente.

 

Il sabato-del-villaggio-pensiero serve un po’ a scongiurare la paura che dopo quei morsi il gusto finisca.

Ma è possibile rendere qualcosa di significativo, eterno e inesauribile?

 

Mi viene in mente quel circo tedesco che, al posto di animali veri, usa ologrammi.

Ed immagino quanto possa in realtà essere una versione ancora più affascinante.

Allora mi chiedo, abbiamo bisogno di qualcuno o di sentire noi stessi attraverso quell’esperienza?

 

Un postino “malato di cuore”, un uomo che sfida un carro armato, una salma onorata.

Erano persone, è vero; ma è altrettanto vero che in un mondo in cui basta ripetere come un disco rotto infamie da dietro una tastiera contro chi prova ad esprimere i valori semplici che ci contraddistinguono come esseri umani, abbiamo dannatamente bisogno di quegli ologrammi.

 

Abbiamo bisogno di ricordare emozioni perché oggi vorrebbero farci credere che questo vuoto c’è sempre stato;

e lo sanno tutti, se una cosa la colleghi ad un’emozione non te ne liberi più.

 

Mi piacerebbe pensare a questa sensazione di stagno come un lento scorrere del tempo che porta a morderla ‘sta libertà.

 

I cancelli che si aprono.

I digiuni che finiscono.

Un telo rosso, giù da una torre, grida “benvenuti”: il caldo è tornato.




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