ANNO 9 n° 176
Lettera 22
''oh Capitano! Mio Capitano!''
a cura di Giuseppina Palozzi, psicologa e psicoterapeuta
24/05/2019 - 00:40

a cura di Giuseppina Palozzi, psicologa e psicoterapeuta

 

Uno ad uno salivano sul banco, in piedi.

Una diversa prospettiva da cui potevano incrociare i suoi occhi, da cui potevano vedere le cose.

Ora non faceva più paura, nonostante le ingiuste accuse e sanzioni disciplinari.

Ero a scuola la prima volta che ho visto “L’attimo fuggente”; partecipavamo ad una sorta di cineforum con la prof di Italiano, con tutti i più grandi film, quelli che “proprio non puoi perderti”, direbbe Sky.

Ripensandoci oggi, quella era un po’ la nostra versione della setta dei poeti estinti. Non banalmente pensando alla trasgressione adolescenziale, bensì a quell’entusiasmo nella scoperta di nuove dimensioni e nuove categorie di pensiero.

Mi correggo, nuove possibilità di pensiero.

Eh si, perché come recitano gli studenti che a Roma in questi giorni sono scesi in piazza, Costituzione alla mano, come una cordata, “LA SCUOLA E’ UN LUOGO DI FORMAZIONE LIBERA!”.

Ed è dannatamente stimolante vedere che in realtà non tutti siamo indifferenti.

E, nonostante le polemiche e le politiche, e le sanzioni, e le ritorsioni, c’è chi ancora è pronto a mettersi in gioco e chi ha ancora cuore per portare termos caldi di notte, senza fermarsi a chiedersi se quell’uomo disperato sarà un criminale.

Mi fermo a pensare a questi giorni. A cosa è successo ora e al passato.

Tutti i capitani mi sfilano davanti agli occhi, come su un tappeto rosso a Cannes.

Rosso sangue di uomini che hanno combattuto per la libertà e la giustizia.

Rosso penna bic di una professoressa che ha instillato il libero pensiero.

La sensazione è quella di rimanere senza un difensore e un allenatore così attaccati alla maglia e che trasmettevano quella sicurezza che ormai sembra vacillare.

Ci sentiamo forse orfani di grandi esempi che guidino noi come Lauda guidava le sue monoposto.

Con disciplina, con fermezza, con passione.

Sembra quasi difficile ritrovare oggi per la libertà quella stessa dedizione.

Ma se davvero qualcosa ci hanno (in)segnato tutte quelle grandi personalità è che “gli uomini passano, le idee restano.

Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.”

Quelli che non si arrendono e che alla fine ce la fanno a riprendersi la giustizia, pure se significa superare l’espulsione dal proprio paese, la squalifica o il ricorso al TAR.

Quello che davvero cambia le cose, che ci permette di non perdere pezzi di vita e di storia così importanti, le vere occasioni di cambiamento, siamo noi.

Si, ognuno di noi.

Nell’attenzione all’Altro.

Nella partecipazione.

Uscire da quel sentire mafioso che costruisce sull’omertà la propria forza e sull’indifferenza “l’ottavo vizio capitale”.

Per non correre il rischio di arrivare a pensare che ci si debba far giustizia da soli.

Perché certe cose capitano, con l’accento sulla a, e noi oggi possiamo continuare a fare qualcosa proprio grazie a chi non si è voltato dall’altra parte e non si è fatto fermare dalla paura di guardarle in faccia.




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