ANNO 9 n° 202
Lettera 22
''il fa bemolle''
di Pina Palozzi
22/03/2019 - 02:29

di Giuseppina Palozzi, psicologa e psicoterapeuta

20 Marzo, ore 22:55.

Appare e scompare la stanghetta sullo schermo.

Scrivi qui, mi dice.

Mancano 3 minuti al momento astronomico più romanzato dell’anno.

Inverno e Primavera si sfiorano appena.

Come in quelle grandi porte girevoli degli alberghi gli ospiti distratti.

Non proprio acqua e olio, però, dato che sono le 23:20, ho i piedi gelati e sto ancora sotto il mio plaid grigio elefante.

Che poi, esiste davvero una linea di separazione tra due cose adiacenti?

Fino a che punto possiamo davvero dire che non si tocchino, e quindi un po’ coesistano uno nell’altra?

Mi viene in mente un’enorme stanza buia con una sola candelina accesa.

Fino a che punto si potrebbero separare buio e luce?

Qual è la lama che taglia l’omicidio dall’insabbiamento?

Zittire chi ci potrebbe far conoscere la contaminazione, per paura di esserne avvelenati.

Quando invece ci servirebbe al pari delle dosi per Cleopatra, non certo per assuefarci bensì per sviluppare anticorpi che reagiscano.

Esiste una Giornata Mondiale della Felicità, ma non una della Tristezza; piuttosto lo chiamiamo “Il giorno più triste dell’anno”.

Eppure esistono entrambe.

C’è chi dice che l’amore è il sentimento più vicino all’odio, ma chissà se questo vale anche per guerra e pace?

Chissà se servono i mitra per entrambi?

La sensazione che ho è di grande fatica ad accettare che bene & male coesistono.

Perchè non funziona come quando da bambina il babbo tornava a casa, mi nascondevo per fargli una sorpresa dietro la gamba del tavolo e chiudevo gli occhi io.

Ci neghiamo l’opportunità di vedere che può esistere anche ciò che temiamo e che ci terrorizza quanto il fuoco sul bus della scuola.

Allora chiamare le cose col proprio nome, riconoscerle, ci permette di conoscerne l’impatto ed agire di conseguenza.

Un po’ come il Fa bemolle, che si suona con lo stesso tasto del Mi.

E dunque si dice non esista.

Nonostante i 38 anni di Quark, agiamo ancora da finti ignoranti, convinti che ciò che non vogliamo leggere non esiste.

Col rischio che poi il passaggio successivo sia pensare che non esistono più neanche le scale…di valori.




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