ANNO 9 n° 204
Debiti e soluzioni
''Ho fatto debiti per la famiglia, come uscirne''
L'avvocato Ventolini risponde alle domande dei lettori
23/06/2019 - 03:02

Torna su Viterbonews 24 la rubrica ''Debiti e soluzioni'' curata dall'avvocato Norberto Ventolini esperto della legge sul Sovrindebitamento. Ogni domenica il legale approfondirà un aspetto di questa legge e/o risponderà alle domande dei lettori. Per contattarlo si può scrivere all'indirizzo mail redazione@viterbonews24.it

Mi chiamo Marco Gatti e sono un lavoratore dipendente con una busta paga netta di circa 1.600 euro. Nel corso degli anni ho maturato un debito per il mantenimento della famiglia ( moglie e due figli), per un finanziamento acceso con la banca, ed ho stipulato un debito per la cessione del 5°, nonché debiti con l’Agenzia delle Entrate. Vorrei sapere se è possibile accedere alla legge 3/2012 e come.

''Sicuramente per lei è possibile accedere alla legge 3/2012, in quanto la legge indicata è uno strumento da poter utilizzare nei casi di crisi da sovraindebitamento, o nei casi in cui la crisi non si è ancora conclamata in insolvenza.

Quindi, ritenuta pacifica l’ammissibilità alle procedure di sovraindebitamento, è doveroso prima di tutto individuare quali tra le 3 soluzioni possibili è per la lei la più opportuna.

Tra le possibilità messe a disposizione dalla legge, lei può scegliere tra il piano del consumatore, un accordo con i creditori o una liquidazione del suo patrimonio.

Per una scelta opportuna è importante comprendere quale sia il suo obiettivo, e la effettiva possibilità di disporre di una parte del suo reddito da mettere a disposizione dei creditori.

Valutiamo le diverse soluzioni possibili.

Prima soluzione: liquidazione del patrimonio.

Ipotizziamo che lei abbia bisogno di tutto il suo reddito per il sostentamento della famiglia, ed i debiti sono stati contratti perché il reddito è insufficiente per tale sostentamento, e non ha un patrimonio personale.

In questo caso, è evidente che lei non potrà destinare parte del suo reddito ai creditori, né parte del suo patrimonio, in quanto non disponibile. In questo caso, l’unica soluzione possibile è la procedura di liquidazione che per legge ha una durata di 4 anni.

Precisamente, la procedura di liquidazione le permetterebbe di destinare ai creditori una piccola utilità, anche 100 euro / mese, per la durata di 4 anni e trattenendo per sé il reddito necessario al mantenimento della famiglia. Alla scadenza dei 4 anni, può accedere al beneficio della esdebitazione. Ciò significa che potrebbe azzerare i suoi debiti che allo stato non sono onorabili con il suo reddito.

Per la procedura di liquidazione è stata introdotta una modifica migliorativa per il debitore, che sarà in vigore dal prossimo luglio 2020, la quale prevede la possibilità di accedere a tale procedura con la possibilità di escludere il versamento di alcuna utilità ai creditori. Per l’esempio del suo caso, senza neanche versare la somma ipotizzata di 100 euro.

Seconda soluzione: piano del consumatore o accordo con i creditori.

Altra possibilità concessa dalla legge 3/2012 è di poter accedere alla procedura di accordo con i creditori o al piano del consumatore.

La distinzione fondamentale tra le due procedure è che la omologa del piano del consumatore avviene unicamente a seguito della esclusiva valutazione da parte del giudice, senza l’intervento dei creditori, i quali subiscono tale decisione.

Diversamente nell’accordo con i creditori, deve essere svolta una proposta diretta ai creditori, i quali devono votare per accettazione o rigetto della proposta.

Piano del consumatore.

La scelta del piano del consumatore permetterebbe di svolgere una proposta al giudice per la soddisfazione dei creditori, nella misura compatibile con le sue possibilità reddituali. Nella sostanza, le i potrebbe prevedere uno stralcio di parte dei debiti e una dilazione degli stessi per consentirle il pagamento con un importo mensile più basso.

La procedura prevista dal piano del consumatore consente al giudice di valutare il rispetto dei requisiti legge della proposta, ed omologare il piano anche se i creditori lo ritengono poco soddisfacente. D’altra parte, è rimessa al giudice la decisione di rigettare proposta prevista nel piano, nel caso in cui il debitore abbia assunto debiti senza la ragionevole prospettiva di poterli adempiere, ovvero, abbia colposamente determinato lo stato di sovraindebitamento, anche per mezzo di un ricorso al credito non proporzionale alle proprie capacità patrimoniali.

Considerato che tale decisione è supportata da un notevole grado di discrezionalità da parte del giudice, deve essere valutata attentamente la decisione di ricorrere a tale procedura.

Accordo con i creditori.

Altra possibilità è la procedura di accordo con i creditori. Questa procedura, diversamente da quella del piano del consumatore, prevede la possibilità per il debitore di svolgere una proposta in qualsiasi forma, prevedendo sia la possibilità di stralcio, sia la possibilità di dilazionamento.

La differenza sostanziale sta nel procedimento, in quanto, la omologa della proposta da parte del giudice, avviene all’esito del voto favorevole dei creditori.

Quindi, in caso di accordo con i creditori, la proposta deve essere compatibile con le aspettative dei creditori, i quali devono valutarla e, se d’accordo, votarla. Nel caso specifico si evidenzia che se nel caso i creditori non esercitano il loro voto nel termine stabilito, la proposta si dà per accetta con voto favorevole: vale il silenzio assenso.

In conclusione, ritengo che per la soluzione del problema da lei proposto, la procedura di liquidazione offre il maggior vantaggio in caso di assenza della possibilità di continuare a pagare i debiti assunti, con il beneficio della esdebitazione.

Al contrario, nel caso il suo reddito le permetta di proporre la soddisfazione ai creditore, seppure parziale, la scelta deve essere tra il piano del consumatore e l’accordo con i creditori.

Nel primo caso, si deve poter escludere che il debitore non abbia assunto debiti senza la ragionevole prospettiva di poterli adempiere, ovvero, abbia colposamente determinato lo stato di sovraindebitamento. In questo caso è ipotizzabile un accoglimento della piano anche contro la volontà dei creditori.

Diversamente, per l’accordo, la proposta deve avere una utilità che soddisfi i creditori, i quali, al contrario non voterebbero la proposta determinando l’insuccesso della procedura''.




Facebook Twitter Rss