ANNO 9 n° 292
Debiti e soluzioni
''Abbiamo subito il pignoramento di casa, cosa possiamo fare?''
L'avvocato Norberto Ventolini risponde alle domande dei lettori
07/07/2019 - 06:33

Torna su Viterbonews 24 la rubrica ''Debiti e soluzioni'' curata dall'avvocato Norberto Ventolini esperto della legge sul Sovrindebitamento. Ogni domenica il legale approfondirà un aspetto di questa legge e/o risponderà alle domande dei lettori. Per contattarlo si può scrivere all'indirizzo mail redazione@viterbonews24.it

Mi chiamo Sara Olivieri, vi scrivo per avere informazioni e suggerimenti sulla seguente questione.

Io e mio marito abbiamo subito un pignoramento della casa dove viviamo perché non siamo più riusciti a pagare il mutuo. Abbiamo due figli di 6 e 2 anni.

Io e mia sorella abbiamo ereditato un grande locale commerciale che vorremmo vendere ma non riusciamo a venderlo. Si può fare qualcosa con la legge sul sovraindebitamento per tentare di salvare la casa ormai pignorata?

La questione che mi pone richiama esattamente una questione che ho risolto qualche tempo fa innanzi al Tribunale di Civitavecchia.

Come nel suo caso, i debitori che avevano l’ipoteca per l’acquisto della casa dove vivono, non riuscivano a pagare il mutuo e hanno subito il pignoramento, pur avendo la possibilità di vendere altro immobile a pagamento dei debiti con la banca. Sono venuti al mio studio quando l’asta per la vendita della casa era già fissata.

La questione è stata risolta mediante l’accesso alla legge sul sovraindebitamento, con la proposta di accordo con i creditori, escludendo nel caso di specie, sia il ricorso al piano del consumatore che alla liquidazione del patrimonio.

La soluzione è stata questa.

La proposta rivolta alla banca creditrice, sulla base di una perizia di stima del bene ricevuto in eredità, prevedeva la sostituzione nella vendita forzata della casa pignorata, con l’altro bene ricevuto in eredità, ritenuto vendibile dal debitore. Precisamente, veniva sospesa la vendita della casa e veniva introdotta la vendita del locale commerciale ricevuto in eredità per il pagamento del debito, con l’effetto di salvare la casa ove il debitore vive con la propria famiglia.

La procedura per arrivare a tale risultato prevede una proposta ai creditori, ove si manifesti la possibilità di pagare il debito mediante la vendita di un immobile diverso da quello ipotecato e pignorato.

Tale proposta deve superare, prima il vaglio dell’Organismo di Composizione della Crisi, il quale deve relazionare che siano rispettati tutte le condizioni di legge, e non ci siano condizioni ostative.

Superato tale vaglio la proposta si presenta al tribunale competente. Ritenuta ammissibile la proposta da parte del giudice, quest’ultimo fissa l’udienza per la manifestazione di voto dei creditori. L’accordo proposto, in quanto tale, deve essere accettato con il voto favorevole dei creditori.

Non appena il giudice ammette il debitore alla procedura di sovraindebitamento, contemporaneamente emette un provvedimento con il quale si deve sospendere la procedura esecutiva. In altri termini, da quel momento la procedura di vendita della casa, che si voleva salvare, si ferma, in attesa dell’inizio della procedura di vendita dell’altro bene ricevuto in eredità.

Una volta esaurita la procedura di vendita, la somma incassata viene destinata alla banca ed all’esito viene cancellato il pignoramento sulla casa.

A questo punto è doveroso svolgere una precisazione. La proposta di vendere un bene al posto di un altro, che si decide di tenere, può essere svolta sia nel caso in cui il bene che si vuole vendere sia sufficiente a pagare tutti i debiti della banca, o nel caso in cui non sia sufficiente. La differenza procedurale non è di poco conto.

Infatti, nel caso in cui si propone il pagamento totale dei debiti con la vendita dell’immobile, la banca non ha il diritto di votare, poiché la legge favorisce il buon esito dell’accordo nel caso in cui alla banca viene offerto il pagamento integrale. Ciò significando che non appena il giudice ha ammesso il debitore alla procedura di sovraindebitamento, il creditore non può impedire l’esecuzione dell’accordo, ma lo subisce.

D’altra parte, invece, nel caso in cui il debitore dispone di un immobile diverso dalla casa pignorata, che intende vendere a pagamento dei debiti della banca, ma non copre il totale dei debiti, in questo caso il creditore è chiamato al voto. E solo nel caso in cui il creditore si ritiene soddisfatto della minor somma offerta dalla casa non pignorata, esprime il voto favorevole, necessario al buon esito della procedura.

Un’ultima precisazione. Nel caso oggi proposto, analogo a quello già definito positivamente, ho ritenuto di non procedere con lo strumento di piano del consumatore, poiché ho ritenuto di poter svolgere una proposta favorevole alla banca creditrice, che potesse ottenere un voto favorevole.

Al contempo ho escluso di poter accedere alla procedura di liquidazione del patrimonio, in quanto la stessa avrebbe previsto la vendita di tutto il patrimonio del debitore, e quindi anche della casa che si voleva salvare.




Facebook Twitter Rss