ANNO 8 n° 262
Teano o Tafazzi, quale sindrome sceglierà il centrodestra?
La coalizione data per favorita rischia di frantumarsi sulla candidatura Usai

VITERBO – (aml) Solo una lontana eco. Le voci trionfali che hanno accompagnato il risultato del centrodestra alle elezioni del 4 marzo, solo poco più di un mese fa, a Viterbo si sono trasformate in una torre di Babele. La tanto sbandierata unità si sta infrangendo sullo scoglio messo in campo dalla Lega: la candidatura di Alessandro Usai.

Vissuta come l’innesto, ancor più perché calata (leggi imposta) dall’alto, di un corpo estraneo alla vita politica cittadina. E’ vero, Alessandro Usai è nato a Viterbo e qui ha mosso i primi passi nella professione giornalistica ma è oramai di adozione milanese da molti anni. Ovvie e naturali quindi le perplessità espresse da alcune forze politiche locali, al di là delle personali aspettative e ambizioni. La tanto decantata importanza del radicamento sul territorio, che dovrebbe essere strumento essenziale per mappare le esigenze e i bisogni della cittadinanza, viene così relegata a frase buona in campagna elettorale ma, all’atto pratico, priva di ogni significato.

E il tam tam mediatico che risuona da giorni sul nome di Usai inizia a far porre qualche domanda di carattere pratico tra la gente che si chiede “ma se dovesse diventare sindaco tornerà a vivere stabilmente a Viterbo?”. Quesito più che legittimo visto lo stato di degrado e abbandono della città che richiede e necessita di una presenza, una cura e un’attenzione costante e giornaliera da parte di chi si troverà ad amministrarla da giugno. Si potrebbe obiettare che la presenza in loco, vista quest’ultima esperienza, non è detto che garantisca risultati ottimali ma iniziare la partita con un eventuale handicap non sarebbe di buon auspicio per il rilancio di Viterbo.

Candidatura, quella di Usai, che inoltre viene percepita dalla cittadinanza, o almeno da quella che ancora si interessa alle vicende politiche, come frutto dell’incapacità da parte della coalizione di centrodestra di trovare una sintesi unitaria. Coalizione passata in poco più di 30 giorni dal grande vantaggio che lasciava presupporre una facile vittoria ad annaspare in cerca d’aria con Forza Italia pronta a rimettersi alle decisioni dei vertici nazionali e regionali. Si chiama sindrome di Teano: Obbedisco la parola d’ordine. Discorso diverso per Gianmaria Santucci che, essendo candidato del polo civico, non deve sottostare a diktat di partito.

Fratelli d’Italia, con il passo indietro di Claudio Ubertini, sembra aver già optato per la candidatura padana. Alcuni maliziosi sussurrano che sia più per rispetto verso il loro deputato Mauro Rotelli, che vanta un’amicizia di anni con Usai, che per appoggiare l’aut aut di Umberto Fusco. Il senatore leghista si mostra sereno ma nel frattempo lancia messaggi rassicuranti ai suoi, non propriamente tutti di un sentimento. E dà prova di magnanimità e disponibilità restando in attesa di quanto sarà deciso nella riunione che si terrà a Roma martedì. Mentre il partito della Meloni questa mattina ha convocato la stampa per parlare, come dichiara genericamente l’invito, delle Amministrative 2018. Contrordine arrivato in mattinata: incontro rinviato a data da destinarsi.

Aspettando martedì resta sul tavolo una domanda. Quale sindrome colpirà il centrodestra viterbese: quella di Teano (Obbedisco) o quella di Tafazzi, resa nota dal trio Aldo, Giovanni e Giacomo, presentandosi alla competizione in ordine sparso?




Facebook Twitter Rss