ANNO 9 n° 325
Rissa a Mammagialla, processo in solitaria per l'esponente dei Di Silvio
''Troppo pericoloso'', seguirà le udienze in videoconferenza. Gli altri 35 imputati in aula a luglio

VITERBO – (b.b.) Per alcuni minuti seminarono il panico all’interno della sala socialità del reparto D2 del carcere di Mammagialla, ora in 36 sono finiti a processo.

Sono i detenuti italiani e stranieri che il primo gennaio del 2014 si affrontarono in una discussione animata, sfociata poi in una contesa armata di coltelli.

Ieri è partito il processo che li vede imputati per rissa e lesioni aggravate in concorso. Nel frattempo liberati o trasferiti nelle carceri di mezza Italia, nessuno di loro era presente di fronte al giudice Gaetano Mautone al momento dell’appello: hanno tutti rinunciato a comparire, tranne uno che avrebbe chiesto di poter partecipare all’udienza. Sarebbe però ''troppo pericoloso'' per stare in un’aula di tribunale e così seguirà il processo in videoconferenza dal carcere di Mammagialla. Si tratta di uno degli esponenti del clan mafioso Di Silvio di Latina, la cui posizione è stata stralciata dal giudice: per lui un processo in solitaria che verrà incardinato il prossimo 11 febbraio.

Per tutti gli altri trentacinque imputati, invece, si tornerà in aula a luglio.

La rissa scoppiata a Capodanno poco dopo l’ora di pranzo, portò a dodici persone ferite, di cui tre arrivate al pronto soccorso in codice rosso. I motivi che portarono alla discussione sarebbero stati legati molto probabilmente ad un regolamento di conti tra due bande rivali interne al carcere. Ma neppure gli interrogatori dei diretti interessati riuscirono a chiarire quanto accaduto.

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