

L'attività investigativa, iniziata nel 2011, è stata coordinata da Stefano D'Arma della Procura della Repubblica di Viterbo e ha consentito di fare luce su una vasta organizzazione che controllava lo spaccio di cocaina nella provincia di Viterbo e finanziava tale attività anche con i proventi derivanti da estorsioni e usura a danno di gestori di strutture alberghiere e bar, nonchè dallo sfruttamento della prostituzione.