ANNO 7 n° 322
Prostituzione e riti voodoo, arrestato un cittadino nigeriano
28enne domiciliato a Viterbo

VITERBO - Operazione ''Justice'', in manette anche uno straniero domiciliato a Viterbo. E' scattata lunedì mattina, alle prime luci dell'alba, l'operazione della Dda di Trento che ha portato all'arresto di quattro cittadini nigeriani con le accuse di tratta di esseri umani finalizzata allo sfruttamento della prostituzione, riduzione in schiavitù e immigrazione clandestina.

A finire in manette Olivia Atuma, classe 1987, e Justice Ehorobo, classe 1990, entrambi residenti a Merano; Lawrence Saribo, classe 1978, domiciliato a Torino e Harrison Atuma, classe 1989, domiciliato a Viterbo. Altri quattro criminali, invece, risultano tuttora latitanti tra Francia e Nigeria. 

''Le indagini sono iniziate l’anno scorso - ha spiegato a www.ildolomiti.it Salvatore Ascione, comandante della squadra mobile di Trento - quando una giovane nigeriana si è recata in questura a Bologna per raccontare la sua drammatica esperienza del viaggio clandestino verso l'Italia. Nel corso della sua testimonianza la donna ha spiegato agli investigatori le modalità di reclutamento in patria delle giovani e ignare donne, il trasferimento in Libia, il viaggio verso l’Italia e infine l'approdo in Francia''.

Secondo quanto ricostruito dagli uomini della polizia di Trento - coadiuvati dai colleghi d'oltralpe e delle squadre mobili di Bolzano, Bologna e Viterbo - le ragazze coinvolte, di età compresa tra i 20 e i 30 anni, venivano reclutate in Nigeria con la falsa speranza di un lavoro in Europa e vincolate al loro debito per pagare l'attraversata - circa 30.000 euro - attraverso il rito voodoo. Una volta sbarcate in Italia e uscite dai centri di accoglienza, le donne venivano costrette a prostitursi dai loro aguzzini fino all'estinguimento del debito. Per chi si rifiutava arrivavano le minaccie di morte, rivolte anche ai familiari rimasti in Africa.

''Il sistema - ha concluso il comandante Paolo Grassi - era operativo da anni e il giro d'affari è in corso di accertamento. Siamo però certi che il provento dell'attività illecita prendeva la strada dei promotori del sodalizio e della Nigeria con il sistema del money transfer. In Nigeria i soldi venivano utilizzati in parte per finanziare la prosecuzione dell'attività e in parte per investimenti immobiliari delle famiglie degli indagati''.




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