ANNO 9 n° 266
Prima visita ufficiale dell'ambasciata statunitense da Michael Pang
Ieri mattina una delegazione di diplomatici ha incontrato l’assassino di Fedeli

VITERBO – Si sono trattenuti per diverse ore all’interno del carcere di Mammagialla, dove per la prima volta hanno incontrato il 22enne Michael Aaron Pang, reo confesso dell’omicidio di Norveo Fedeli: ieri mattina i diplomatici dell’ambasciata statunitense hanno compiuto la prima visita ufficiale al loro connazionale, accusato di omicidio volontario e rapina aggravata e recluso nel penitenziario viterbese da sabato scorso.

Presente all’incontro, anche il difensore del giovane, l’avvocato Remigio Sicilia, che si sarebbe trattenuto anche dopo la loro partenza.

''Dopo le crisi dei giorni scorsi, ora sta meglio. È relativamente sereno, per quanto si possa esserlo dopo aver strappato via una vita ed essersi resi conto di quanto commesso'' ha commentato il legale, che proprio a inizio settimana aveva chiesto che il suo assistito venisse visitato da uno specialista per certificarne lo stato di salute.

Intanto, a distanza di quattro giorni dalla convalida del fermo e della conferma della custodia cautelare in carcere, Pang non avrebbe ancora letto le motivazioni che hanno spinto il gip Savina Poli a lasciarlo recluso in carcere. Per il giudice, il 22enne sarebbe un soggetto ''socialmente pericoloso'' che con ''lucidità'' e ''prontezza di sé'', venerdì scorso, ha colpito a morte con uno sgabello il proprietario della boutique Fedeli in via San Luca.

Ma sul perché di quel gesto sono ancora molti i dubbi da sciogliere. Cosa ha spinto Pang all’interno della jeanseria per ben tre volte? Cosa ha spinto Pang ad uccidere il 74enne Norveo? E più in generale: cosa ha spinto Pang nel piccolo centro di Capodimonte, a migliaia e migliaia di chilometri da Overland Park?

Per l’accusa dietro all’omicidio ci sarebbe un conto da 600 euro da pagare e non coperto dalla carta di credito del 22enne. Per la difesa, invece, un tentativo di difendersi dall’aggressione di Fedeli, e forse un raptus di rabbia. Per questo gli avvocati Remigio Sicilia e Lilia Ladi sarebbero sempre più intenzionati a chiedere una perizia psichiatrica sull’assassino.



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