ANNO 9 n° 258
Foto precedente
Foto successiva
''Noi grottani già assediati dalla puzza.
L'impianto a biogas lo facciano altrove''
Parlano gli abitanti della frazione. Paura per l'impatto su territorio e ambiente. E c'è chi ha già disdetto l'acquisto di una casa

di Simone Lupino

VITERBO - ''Tra allevamenti di polli e quelli di maiali siamo già assediati dalla puzza; certi giorni, in base al vento, c'è anche il cattivo odore che arriva da Casale Bussi. Ma ora si va oltre: un impianto a biogas sarebbe il colpo di grazia per il paese. Perché non lo fanno altrove?'', dice l’uomo sui sessanta mentre discute al bar della centrale che potrebbe sorgere a due passi da Grotte Santo Stefano. Qui da alcuni giorni non si parla d'altro.

Una saracinesca abbassata e due no, a ritmo quasi alternato per quanto è lunga la strada. Dalla piazza della chiesa al passaggio a livello. Oltre i binari la zona artigianale. La strada principale di Grotte Santo Stefano si chiama via della Stazione. Tra la posta e la farmacia una manciata di negozi che resistono alla crisi e allo spopolamento. ''Ma non manca niente'', assicurano con un certo orgoglio i residenti: ci sono la banca, l’orefice, il fioraio, l’edicola, la norcineria, il parrucchiere e ''Tutto per la casa'', come assicura l'insegna del negozio che vende ''casalinghi, radio tv color e articoli da regalo''. Si contano anche tante case vuote o sfitte. Quasi un paradosso se si pensa che qui la popolazione è giovanissima.

''Volevano costruirne una già dieci anni fa ai Piani di Vitorchiano, non lontano da qui - ricorda un pensionato del paese se gli parlate di centrali a biomasse -. Allora fu anche grazie alla protesta di noi grottani se non se ne fece più nulla''. Idem nel 2015, quando furono raccolte migliaia di firme per dire no al progetto di una centrale che doveva sorgere nello stesso luogo dove potrebbe nascere oggi il nuovo impianto, tra il bivio con la Strada Teverina e il paese, in località Campolungo. La protesta si ripete.

''A 400 metri da quel punto ci sono già alcune abitazioni sparse, poi a 1250 metri le prime case del paese e la scuola. E’ troppo vicino al centro abitato. Non ce lo auguriamo, ma il giorno che si dovesse verificare un guasto o un problema tecnico, cosa potrebbe succedere?''. E’ una delle domande che si fanno al comitato che si batte contro il biogas.  In questi giorni i componenti hanno lanciato una campagna battente di informazione tra i residenti della frazione e in programma ci sono già altre iniziative pubbliche.

Il progetto della centrale è stato depositato nei giorni scorsi a Palazzo dei Priori, in attesa delle autorizzazioni. A quanto si sa l'impianto dovrebbe essere alimentato con sottoprodotti agricoli e reflui zootecnici. Si parla di contratti di fornitura di 80mila tonnellate all’anno: circa 220 tonnellate di ''materia prima'' in ingresso al giorno. Il 20 – 25 per cento sarebbe composto da pollina, i reflui degli allevamenti avicoli della zona, che però non sarebbero in grado di soddisfare il fabbisogno della centrale. Per questo altra materia prima dovrebbe arrivare da fuori. Poi, sempre nel mix, altri rifiuti zootecnici e prodotti di origine agricola.

''Il transito di mezzi in paese aumenterà notevolmente – spiega un ex allevatore – ci sarà un viavai incontrollato di camion, perché già ora in paese i vigili non passano mai. Non vedo neanche dei benefici per il settore avicolo. Anzi. Il passaggio di mezzi che arrivano da fuori aumentarà il rischio di contaminazioni''. Tra tutte, la paura maggiore è che un giorno possa cambiare il mix di prodotti che serve ad alimentare la centrale. Esistono dei vincoli in questo senso? Chi li farà rispettare? 

Intanto le possibili ripercussioni sul mercato immobiliare di cui parlava in un comunicato il vice sindaco Contardo già si fanno sentire. ''Proprio ieri – confessa a Viterbonews24 un operatore del settore – a causa di queste notizie abbiamo ricevuto la disdetta per l’acquisto di un appartamento nel centro del paese''. Un affare di 50mila euro. “Con il biogas riteniamo che ci possa essere una svalutazione che supera il 50 per cento del valore degli immobili''.

Si sentono vessati, i grottani. E anche dimenticati dal Comune. Il problema non è neanche la centrale in sé. Ma la situazione generale in cui versa il paese.  ''Abbiamo eletto sempre persone di valore, ma si vede proprio che è difficile cambiare le cose”, dice il solito gruppetto davanti al bar: ''D’altronde - concludono - se Viterbo va male, perché le frazioni dovrebbero andare meglio?''.

Facebook Twitter Rss