ANNO 9 n° 167
''Nessuna caduta accidentale, Andrea l'ha presa e lanciata dalle scale''

di Barbara Bianchi

RONCIGLIONE – Nessuna caduta accidentale, Andrea Landolfi ha preso la fidanzata e l’ha gettata dalle scale, oltre il parapetto di protezione. Per i giudici del tribunale del Riesame di Roma non ci sono dubbi sugli ultimi drammatici istanti di Maria Sestina Arcuri, la parrucchiera 26enne morta all’ospedale di Belcolle lo scorso 5 febbraio, dopo un disperato intervento alla testa, che non sarebbe però servito a salvarle la vita.

Troppo gravi le lesioni riportate al cranio e al cervello: secondo i giudici capitolini, a lanciarla dalle scale del secondo piano della villetta di via Papirio Serangeli, a Ronciglione, sarebbe stato il fidanzato. Una ricostruzione totalmente opposta a quella formulata dal gip viterbese Francesco Rigato, che, certo di non aver in mano gravi e inequivocabili indizi di colpevolezza a carico del giovane, lo scorso 15 aprile rigettò la richiesta di carcerazione presentata dal pm Franco Pacifici, titolare dell’indagine.

A distanza di meno di due mesi da quel no, lunedì sera è arrivata la decisione del Riesame: ''Questo tribunale ritiene che la caduta non fu affatto accidentale, ma causata da Andrea Landolfi Cudia''. E così il parere favorevole al suo arresto.

Che Maria Sestina non sia precipitata dalle scale per un drammatico incidente sarebbe stato chiaro fin da subito anche al medico del 118 che la soccorse in ambulanza: per lui, la 26enne sarebbe caduta ''in maniera rovinosa e senza difesa'', vale a dire senza avere il tempo di ''attivare i riflessi semi automatici di protezione che intervengono in situazioni di normalità''. Per il medico sarebbe stato impossibile, dunque, ricondurre le lesioni riportate sul corpo di Maria Sestina ad un semplice ''rotolamento dalle scale'', come da sempre sostenuto dal fidanzato.

A sostenere la sua stessa tesi, anche i due consulenti nominati dalla Procura: l’autopsia eseguita sul corpo della 26enne evidenzierebbe lesioni compatibile con una ''caduta dall’alto in accelerazione contro una parete anelastica''.

Indagato per omicidio volontario aggravato e omissione di soccorso, Landolfi avrà dieci giorni di tempo per ricorrere in Cassazione.

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