ANNO 8 n° 226
Maxi inchiesta sui rifiuti,
oltre sessanta le parti civili
Falsa partenza per il processo Vento di maestrale, in sette alla sbarra

VITERBO – Vento di maestrale, falsa partenza. Salta la prima udienza della maxi inchiesta sui rifiuti che, nel giugno del 2015, portò a nove arresti nella Tuscia.

Ci si riproverà a novembre, con un nuovo collegio, presieduto dal giudice Mautone. Intanto appare già chiara la portata del processo: una sessantina le parti civili costituite, una cinquantina le parti offese. Tutte in aula pronte a chiedere giustizia. Tra tutte la Regione Lazio, la Provincia di Viterbo e decine di Comuni della Tuscia.

Sette le persone alla sbarra, Francesco Zadotti, responsabile amministrativo e gestore dell’impianto di Casale Bussi di Ecologia Viterbo, Bruno Landi, legale rappresentante di Ecologia Viterbo, Paolo Stella, direttore tecnico, Daniele Narcisi, responsabile dell’impianto, Massimo Rizzo, responsabile della pesa, Gaetano Aita di Ria&Partners ed Ecologia Viterbo srl, nella persona del legale rappresentate pro tempore.

Secondo l’accusa avrebbero messo in piedi una truffa da un milione e mezzo di euro circa ai danni dei viterbesi: per anni avrebbero gonfiato i costi di servizi scadenti o in alcuni casi inesistenti, nell’interesse di Ecologica Viterbo. Ma non solo avrebbero anche gestito ''abusivamente ingenti quantità di rifiuti all’interno dell’impianto di Casale Bussi''.

Per questo i reati, contestati a vario titolo agli attuali sette imputati, sono associazione per delinquere finalizzata alla truffa e alla frode nella gestione dei rifiuti urbani. Ma anche gestione abusiva di ingenti quantitativi di rifiuti e operazioni non autorizzate.

Si tornerà in aula il 14 novembre.



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