ANNO 9 n° 325
''In ricordo di Marco Adolini e di una televisione che non c'è più''
Dieci anni fa moriva a causa di un malore il cameraman Rai originario di Nepi

Da Antonello Carvigiani* riceviamo e pubblichiamo.

VITERBO - E' un assolato sabato mattina di quasi autunno, l’edizione del Tg2 è appena terminata. Marco esce dagli studi del telegiornale. All’improvviso, nel piazzale di Saxa Rubra, si accascia. Spira per un malore. Ha solo trentatré anni. È il 19 settembre del 2009. Sono passati dieci anni.

Marco Adolini, cameraman della Rai, nato e cresciuto in provincia di Viterbo, a Nepi. Il ''nostro nepesino'' lo chiama Eraldo Delle Monache, pioniere del giornalismo viterbese, che – nell’ultima, sconclusionata e, a suo modo, formidabile stagione di Tvt (Televiterbo) - cura la seguitissima rubrica ''Il fatto del giorno''.

Marco è uno degli operatori, montatori, registi di quella trasmissione, come di tutte le altre. Già, perché prima di arrivare in Rai, Marco lavora nella televisione di Viterbo. Sono gli Anni Novanta del secolo scorso e l’esplosione delle nuove tecnologie sta marginalizzando sempre di più le piccole televisioni.

Non è più il tempo della tv locale fatta nello scantinato di casa. Eppure a Tvt si fa ancora così. In un improbabile capannone del Poggino, si può ancora, ad esempio, sentire ticchettare le macchine per scrivere e sui monitor vedere le immagini girate in un inusuale formato supervhs. Lo racconto perché, in quegli anni, di quella redazione faccio parte anch’io. E so come il genio di gente come Marco abbia contribuito a non far sentire troppo l’enorme differenza di forze e di mezzi con le altre televisioni. Impresa improba ma in molti casi riuscita, grazie all’inventiva e alla fantasia.

Chi compie quell’impresa, oltre a Marco, sono alcuni nomi storici del giornalismo viterbese: Annamaria Lupi, Mario Cipolloni, Giuseppe Bracchi, Mirko Di Prospero, Claudio Petricca, Alessandro Giulietti Virgulti. Il già ricordato Eraldo. E, fino a pochi anni prima, Federico Usai e l’indimenticabile Alessandra Corsi. Poi, i tecnici, appassionati e competenti: Luca Camicia, Adriano Betti, Pietro Marconi, Donatella Quintiliani, Serenella Capocecera. Protagonisti di una stagione da ricordare. Insieme alla figura e all’opera di Marco.

Tvt chiude alla fine degli Anni Novanta. Marco – dopo alcune esperienze nelle televisioni romane – compie il grande salto. Concorso alla Rai vinto in gloria e assunzione. È un artista delle immagini. Un fuoriclasse. La tv è l’opera giornalistica più impalpabile. I servizi durano lo spazio della messa in onda. Poi svaniscono. Ora c’è il web. Lì vivono una seconda vita. Ma qualche anno fa non era così. Tutto ciò che un poeta delle immagini come Marco ha creato si è dissolto. Dimenticato. Qualcosa era stato archiviato. Chissà dove sono finiti i vhs con le registrazioni dei tg di Tvt? Probabilmente non esistono più. Così come credo sia impossibile recuperare i lavori di Marco realizzati per la Rai o per le sue altre collaborazioni.

Per questo, mi pare giusto ricordare, oggi, a dieci anni dalla scomparsa, Marco Adolini.

Ricordare un giovane uomo che – nei pochi anni in cui gli è stato concesso vivere – ha dato lustro alla nostra terra. Un grande interprete di quella manifestazione contemporanea della cultura, che è la Tv. Un artista della modernità le cui ispirate opere sono state affidate alla magica inconsistenza dell’etere. All’evanescenza di un istante carico di emozioni.

*giornalista caposervizio Tv2000




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