ANNO 7 n° 173
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L'interno del sepolcro
Imprenditore fiorentino finanzia scavi a Tarquinia
Hanno permesso di ritrovare
la tomba del principe

Di Alessandra Pinna

VITERBO – Lorenzo Benini, 52 anni, fiorentino doc. Una vita divisa tra il mondo imprenditoriale e quello più romantico dell’archeologia. Una passione, la sua, che lo ha spinto a passare i suoi giorni di ferie non al mare, ma tra le pietre e la povere della necropoli della Doganaccia, insieme al team degli archeologi dell’Università di Torino, a quello della soprintendenza per i Beni archeologici dell’Etruria meridionale e ai volontari dell’associazione ‘’La fontana antica’’.

Abbandonate le vesti di imprenditore di successo, anche quest’anno Benini ha vestito quelle da Indiana Jones, finanziando la campagna di scavi che si inserisce all’interno del progetto ‘’Via dei Principi, destinato alla valorizzazione turistico-culturale dei tumuli monumentali della necropoli tarquiniese.

Un progetto che, lo scorso 16 settembre, dopo 2700 anni, ha permesso di far tornare alla luce una tomba di un principe etrusco. Un vero e proprio gioiello che va ad arricchire lo straordinario patrimonio archeologico non solo di Tarquinia ma anche dell’intera Tuscia.

La commozione di Benini è palpabile anche al telefono, quando racconta le fasi salienti del ritrovamento. Dopo mesi e mesi di scavi e ricerche, precisamente a fine agosto, l'equipe ha la certezza che dietro la grande pietra rinvenuta a pochi passi  dal tumulo della Regina c'è una tomba. L'equipe che lavora sugli scavi e lo stesso Benini sono carichi ma ancora non sanno che quello che troveranno quattro giorni dopo supererà di gran lunga le loro aspettative.

Giovedì 16 settembre, ore 14:30. Benini aiuta gli operai a rimuovere quel grande masso che per secoli ha sigillato, lasciando inviolato, il sepolcro. E’ lui a varcare la soglia dopo la professoressa Rosa Lucidi, la vice di Alessandro Mandolesi, il professore di Etruscologia e antichità italiche all’università di Torino che dirige la campagna degli scavi dal 2008. ‘’Appena sono entrato – ha spiegato l’imprenditore a Viterbonews24 – il mio sguardo si è fermato sulle spoglie che giacevano sulla pietra e in quel momento ho sentito un’emozione che non avevo mai provato. Stavo respirando un’aria antica, un’altra epoca e nello stesso tempo stavo disturbando il sonno di una persona morta 2700 anni fa. Dopo aver fissato quelle spoglie, – ha proseguito - il mio sguardo si è spostato verso la parte opposta della tomba e ho visto un vero e proprio tesoro, vasellame, bronzo, una punta di una lancia, un giavellotto, un coltello rituale e un aryballos, un contenitore utilizzato per conservare gli oli profumati, ancora affisso alla parete.’’ Tutto materiale recuperato dalla Sovrintendenza per i Beni archeologici dell’Etruria meridionale che nei prossimi giorni sarà oggetto di studi approfonditi.

Un amore, quello di Benini verso l’archeologia e in particolare la civiltà etrusca, che ha tramandato anche alla figlia di dieci anni. ‘’Aurelia è cresciuta a pane e tombe. Non L'ho mai portata a Gardaland - racconta Benini lasciandosi sfuggire una risata – ma sa leggere benissimo l'etrusco. Ho deciso di contribuire a questo progetto per lei e per tutti i giovani, perché credo che la ricerca e la cultura possano contribuire a rendere migliore l'uomo’’. Come dargli torto. 

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