ANNO 9 n° 323
Esercizi pubblici ''vietati'' ai disabili
La denuncia: ''Chi impedisce loro di mettersi a norma? Perché continuano ad aprire attività non in linea con la legge?''

VITERBO - ''Ci siamo abituati all’ingiusto, nelle piccole e nelle grandi occasioni della vita. Ognuno di noi conosce la spiacevole sensazione di subire un’ingiustizia: dal furbetto che riesce a passare avanti saltando la fila, a chi si permette di proporre lavoro non regolare, dal parcheggio in divieto di sosta, al capo in saldo che però in saldo non è, fino alla visita in ospedale disponibile tra due anni ma quella a pagamento pronta per domani, stesso posto, stesso professionista. Così l’ingiusto diventa quotidiano, normale, un’abitudine e si finisce per dire 'Tanto è così, è normale, è sempre così, che ci vuoi fare?'. Ed è proprio così che va a rotoli tutto quello che fino ad oggi è stato costruito in termini di rispetto, di diritto e di legalità''.

Inizia così la lettera denuncia di Maria Laura De Luca.

''Sono stata a fare un giro nel meraviglioso centro della nostra città - continua - ma non sono potuta entrare in una delle più note pasticcerie della storia viterbese perché, nonostante i recenti lavori per il rinnovo della pavimentazione, non è stato possibile rendere il negozio agibile a clienti sulla sedia a rotelle. 'Non siamo riusciti a fare lo scivolo, è difficile, il marciapiede è storto'. Queste le risposte che ricevo accanto alle magnanime quanto inopportune proposte di volermi prendere di peso per portarmi dentro al locale aperto al pubblico, almeno a una parte di pubblico. 'Non riusciamo a trovare un fabbro che possa fare uno scivolo, abbiamo aperto da poco e ancora stiamo aspettando'. Questa è la risposta di un locale non molto distante. 'Non ci danno i permessi' Sì, ho sentito anche questa. 'È un problema di beni culturali' affermazioni simili non sono mancate''.

''A questo punto - prosegue la lettera - scrivo pubblicamente per cercare di vederci chiaro: chi è che mette in difficoltà questi poveri esercenti impedendo loro di adeguarsi alle normative ma permettendone comunque l’apertura al pubblico? Come si fa ad autorizzare l’apertura di un locale che non rispetta le normative vigenti? Non ho informazioni sufficienti a riguardo e nemmeno la preparazione necessaria per poter cercare risposte esaustive, per questo sollevo pubblicamente il quesito: qual è il problema? Perché i proprietari di pubblici esercizi incontrano così tante difficoltà nell’adeguarsi alle normative? Davvero non si trova un fabbro? Davvero non si riesce ad inclinare due maioliche? E soprattutto: come è possibile che continuino ad aprire nuove attività non in linea con le normative vigenti? Come è possibile che aprano la serranda ogni giorno sotto la luce del sole senza temere controlli?

Aspetto risposte da chiunque sia in grado di soddisfare la mia curiosità e la mia indignazione, risposte che siano in grado di dare un perché a una cittadina che in più della metà degli esercizi del centro allo stato attuale non ha accesso, a prescindere da qualsiasi ironia, strategia o abilità dialettico-politichese-amministrativa, a prescindere dal voler utilizzare ancora le barriere architettoniche come bandiera pre-elettorale. Si parla di adeguamento alle norme, non credo che abbia un colore''.

''Sono stanca di passare davanti ai negozi e alle attività della mia città – conclude - fare spallucce e dire 'Tanto è così, è normale'. No, non è normale, è strano, molto strano e assolutamente non dovrebbe essere così. Almeno non nell’Europa del 2019''.




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